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Conferenze

Papa Francesco e i giovani. Se ne parla a Viterbo

Argomenti:

Il linguaggio e i gesti di Papa Francesco si rivolgono spesso direttamente ai giovani. In che modo il Santo Padre si rivolge a loro? E che tipo di feedback genera?

Raffaele Buscemi, docente alla facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, parlerà il 9 ottobre a Viterbo sul tema “Papa Francesco e i giovani”.

L’appuntamento, organizzato dal Serra Internazionale, Club di Viterbo, è alle ore 18.30 presso la sala conferenze “Alessandro IV” del Palazzo dei Papi  in Piazza S.Lorenzo 10 – Viterbo.

 

Povertà e disuguaglianze sociali nell’Italia del 2017

Argomenti:

Giovedì 22 giugno si è svolta a Roma una conferenza sul tema “Povertà e disuguaglianze sociali nell’Italia del 2017”.
Qui sotto la locandina e una foto dell’evento.

Hanno presentato l’incontro il consigliere Arss Benedetto Ippolito (nella foto il suo intervento) e padre Giovanni La Manna S.J., presidente dell’associazione Elpis.

Interventi di Padre Franco Imoda S.J., presidente emerito Fondazione “La Gregoriana”; Giuliana Coccia, Istituto Nazionale di Statistica; Riccardo Agostini, Consigliere regionale del Lazio; Bruno Vitali, Consigliere Fondimpresa (traccia dell’intervento); Ferdinando Terranova, Università Sapienza di Roma; Massimo D’Alema, Presidente Fondazione Italiani Europei.

Ha moderato l’incontro Mariagrazia Gerina, giornalista La7.

 

Benedetto XVI, fede e profezia del primo Papa emerito

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Venerdì 26 maggio si è svolto a Roma un incontro-cena con Giovan Battista Brunori, vicecaporedattore esteri e vaticanista del Tg2, nonché autore del “Benedetto XVI, fede e profezia del primo Papa emerito della storia“, per parlare di Papa Ratzinger in occasione del suo novantesimo compleanno.

Scrivere un libro su Benedetto XVI – ha affermato Brunori – vuol dire anche rispondere alla domanda: chi è veramente Joseph Ratzinger? Chi è quest’uomo che ha lasciato il pontificato dopo aver guidato per otto anni la Chiesa attraverso crisi terribili?

L’idea che ciascuno di noi si era fatto di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI è andata in frantumi l’11 febbraio 2013. La rinuncia all’esercizio del pontificato, uno dei gesti più dirompenti che si ricordino nella storia della Chiesa, proietta nella modernità quella che qualcuno definisce «l’ultima monarchia assoluta del pianeta»: un atto rivoluzionario, un atto di riforma che viene compiuto da un papa definito «alfiere della tradizione», o addirittura Panzer-kardinal, gettando in confusione sia gli avversari progressisti che gli stessi «ratzingeriani ». Non è opera semplice scrivere una biografia di un papa ancora vivente e per giunta, come in questo caso, del primo papa emerito della storia della Chiesa, ancora attivo nel suo ritiro nell’ex monastero Mater Ecclesiae in Vaticano. (…)

Ho cercato dunque di rileggere con attenzione la sua vita e le sue opere – ha concluso Brunori – parlando anche con personaggi che lo hanno conosciuto da vicino e hanno collaborato con lui, mettendo in ordine le numerose tessere di un mosaico che si va componendo, provando a tratteggiare il volto di un uomo che per decenni ha suscitato e suscita ancora un vivace dibattito, amatissimo e stimato da tanti fedeli ma che ha avuto anche molti nemici, un brillante intellettuale europeo che ha stimolato la circolazione delle idee e ha indicato la strada per il futuro attingendo alle fonti sulle quali poggia l’identità cattolica, le sacre Scritture innanzi tutto, i Padri della Chiesa, primo fra tutti sant’Agostino. (…)

Fake News, gli inganni della Rete

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Il 18 maggio 2017 presso l’Auditorium della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” si è parlato di “Fake News, gli inganni della Rete tra tutela legale e utenti inconsapevoli”.
Dopo la presentazione di Padre Giovanni La Manna SJ, presidente associazione Elpis, sono intervenuti: Fabrizio Patrizi, avvocato; Bruno Mastroianni, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce; Giovan Battista Brunori, giornalista professionista, vicecaporedattore esteri e vaticanista del Tg2. Le conclusioni sono state del prof. Benedetto Ippolito, Comitato Scientifico Arss.

L’intervento di Bruno Mastroianni è stato ripreso da Affari Italiani. “Il comunicare è un aspetto fondamentale dell’esistenza umana e dell’essere umano, – ha affermato Mastroianni – a volte abbiamo la tentazione di pensare che ci sia una differenza tra l’essere e comunicare ma non è così, il nostro essere stesso è un essere comunicante, ogni atto che facciamo o che non facciamo porta con sé un’informazione e nella vita umana non c’è un elemento di non comunicazione. Non dobbiamo poi pensare che la comunicazione sia solo un mezzo strumentale per far passare un qualche messaggio, vederla semplicemente come mezzo è una semplificazione.

Sulla presunta distinzione tra mondo reale e mondo virtuale Mastroianni ha affermato: “Tra la vita reale e quella online c’è una totale continuità, scrivere qualcosa su Facebook e volere i likes è la stessa cosa che parlare verbalmente e aspettarsi attenzione. Non sottovaluterei poi gli atti relazionali che si fanno online, banalmente il togliere un’amicizia su Facebook, non sono un gioco bensì rappresentano una nuova frontiera delle relazioni e le influenzano in modo importante. L’online è una dimensione che nulla toglie alla realtà delle cose, non ci sogneremmo mai di dire che parlando al telefono e non vedendo l’interlocutore, le informazioni che ci si scambia siano in qualche modo falsate. Dopo 31 anni di Internet non abbiamo ancora esplorato completamente le sue vere potenzialità e un domani potremmo veramente avere una crescita umana e culturale notevole grazie agli strumenti del digitale. Resta il fatto che comunicare, online o meno, non è un’attività limitata al mero scambio d’informazioni ma implica anche il cercare di far comprendere e di comprendere, il web e i social ce lo ricordano quotidianamente”

Terrorismo politica antropologia biologia

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Giovedì 30 marzo verrà presentato il libro di Giorgio Fabretti “Terrorismo politica antropologia biologia”.

L’appuntamento è alle ore 18,00 alla sede dell’associazione Civita, sala Gianfranco Imperatori, piazza Venezia 11 Roma.

Pace in Colombia, strada in salita

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E adesso? Che succederà in Colombia dopo il referendum che il 2 ottobre scorso ha bocciato, sia pur di misura (il 50,23% di circa 13 milioni di votanti, meno del 40% degli aventi diritto), l’accordo di pace sottoscritto tra il governo e le Farc? Impossibile fare previsioni, soprattutto dopo una sconfitta elettorale che quasi nessuno pronosticava, almeno al di fuori dello Stato sudamericano. E’ certo è che il Nobelconferito al presidente Santos rappresenta un sostegno al processo di pace. Ma la strada è tutta in salita e quello che manca è il tempo. Ne sono convinti gli analisti e lo sa perfettamente Santos, il quale si è rimesso subito al lavoro. Il presidente ha detto senza mezzi termini che impiegherà tutto il periodo che gli resta fino alla fine del mandato (si voterà nel 2018) quasi esclusivamente per trovare un nuovo accordo. Per questo la prima cosa che ha fatto il suo governo è stato recepire i motivi che stanno dietro il no alla ratifica dell’accordo con le Farc. Una fase che si conclude giovedì 20 per consentire alla squadra di negoziatori di tornare all’Avana con le nuove proposte e verificare cosa è possibile modificare, cosa si può aggiungere e cosa togliere dalle 297 pagine che compongono un’intesa raggiunta dopo un anno e mezzo di contatti preliminari e quattro di trattative.

Le ragioni del no

Fonti del governo colombiano sottolineano una cosa: la Colombia non ha detto no alla pace, come troppo semplicisticamente viene affermato in Europa. Nessuno chiede che sia respinto l’accordo tout court. E le Farc, dal canto loro, si sono pubblicamente dichiarate disponibili a sedersi al tavolo per ascoltare le osservazioni dei sostenitori del no. Ci sono punti seri, validi ma ci sono anche parecchie criticità. Così il Partito democratico ha i suoi motivi per dire no, il Partito conservatore idem ed anche le Chiese, soprattutto quelle evangeliche della “galassia postpentecostale”, hanno i loro. Senza dubbio, sul piano politico il no più pesante è quello dell’ex presidente Alvaro Uribe. Spiega il prof. Gianni La Bella, docente di Storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia, che ha seguito le trattative di pace per conto della Comunità di S. Egidio: “E’ diverso l’approccio. Santos riconosce che c’è un conflitto e dunque serve una giustizia di emergenza. Secondo Uribe, invece, le Farc sono una banda di insorti che va punita e basta”. Comprendere la complessa situazione colombiana, in effetti, è tutt’altro che semplice. Basti ricordare che lo stesso padre di Uribe fu ucciso dai guerriglieri. Ed è altrettanto chiaro che la sua opposizione all’accordo ha delle motivazioni di opposizione politica all’attuale governo.

Diversa la posizione delle Chiese
Quelle di matrice evangelica hanno votato compatte per il no: “Semplicemente perché temono l’avvento di un potere politico di stampo chavista, legato al narcotraffico e sessualdipendente che possa introdurre l’ideologia gender” chiarisce La Bella nel corso di un incontro informale organizzato dall’associazione Media Trends. Ancor più diversificata la posizione della Chiesa cattolica, che ufficialmente non si è schierata, pur chiedendo di andare a votare. In realtà, a favore del sì c’è in pratica il solo arcivescovo di Cali, mentre il resto dell’episcopato colombiano si trova in forte difficoltà perché non vuole essere identificato con una delle due parti. Tuttavia la Conferenza episcopale, riunita d’urgenza nei giorni scorsi, ha incoraggiato “l’impegno a proseguire nel compito di riconciliazione e di costruzione di un’autentica pace”.

Narcotraffico e giustizia

Sono senza dubbio due problemi che hanno fatto pendere la bilancia dalla parte del no. Secondo l’accordo, i guerriglieri rinunciano ad ogni coinvolgimento nella produzione e nel traffico di cocaina. Ma “la questione che si pone – spiega ancora il prof. La Bella – è il controllo del territorio. Per noi è difficile comprenderlo ma in Colombia il rapporto tra centro e periferia è complesso. E’ vero, c’è un governo centrale ma sul territorio esistono capi locali poco inclini a cedere il loro potere”. Dunque, è ancora poco chiaro chi garantirà l’effettivo smantellamento delle piantagioni di coca, che tra l’altro dovrebbe essere alla base della miniriforma agraria prevista dall’accordo, altro aspetto che non piace alle famiglie dei latifondisti. L’altro nodo da sciogliere è quello della composizione dello speciale Tribunale di pace che dovrà giudicare i crimini commessi in 52 anni di guerra. L’accordo prevede che i giudici siano nominati dalla Corte suprema e dai massimi organismi giuridici del Paese. Una giustizia “transizionale” alla quale, come ricordava La Bella, si oppone in modo feroce l’ex presidente Uribe, che non vuole affatto sedersi in parlamento accanto ai suoi nemici giurati, che potranno presentarsi alle elezioni del 2018.

I risvolti psicologici

Alla complessità degli aspetti politici si aggiungono alcune difficoltà che la comunità internazionale probabilmente non ha colto in pieno. “La società colombiana – sostiene il prof. La Bella – è segnata da quella che potremmo definire psicologia dei profeti di sventura. Nel Paese non c’è una reale opposizione alla pace ma all’idea stessa che una pace sia possibile”. È il frutto avvelenato “di 52 anni di conflitto, che ha coinvolto quattro generazioni, toccato almeno il 40% della popolazione, causato 270.000 morti, 7-8 milioni di sfollati e generato grande sfiducia”. Dall’altra parte, nonostante la maggioranza di commenti positivi all’accordo sulla giustizia da parte dei familiari delle vittime, non si possono dimenticare facilmente i delitti commessi dai guerriglieri, di cui ora sembra in atto quasi un ingiustificato processo di beatificazione.

Il ruolo di S. Egidio

“Siamo entrati nella trattativa – afferma il prof. La Bella – in punta di piedi, dopo che l’impresa Ansaldo aveva chiesto il nostro aiuto per la liberazione di due dipendenti sequestrati dai guerriglieri. Va chiarito che la Comunità non ha avuto un ruolo di mediazione bensì di facilitazione. Siamo stati un po’ i “postini” in questa trattativa, cercando di recapitare i messaggi non ufficiali, riannodando i rapporti nei tanti momenti di tensione tra le due delegazioni”. Un impegno che si può riassumere in tre punti. Il primo è stato “favorire il dialogo tra le Farc e la S. Sede, con il coinvolgimento di mons. Castro” presidente della Conferenza episcopale. Il secondo è stato “riallacciare i rapporti con l’Unione Europea”, determinante per cancellare la qualifica di organizzazione terroristica che aveva portato a un isolamento internazionale delle Farc. Infine, una “sorta di talk show interno sulla contemporaneità: vivere per decenni nella giungla non favorisce il contatto con il mondo esterno”.

Il caso Eln

Se le Farc contano su un esercito decisamente più numeroso (si calcolano circa 10.000 guerriglieri oltre a cellule silenti di altri 3-4.000 uomini), non va dimenticato che guerriglia si compone di molti altri gruppi minori. Il principale dei quali è l’Esercito di liberazione nazionale, anch’esso di matrice marxista, che può contare su meno di 2.000 effettivi ma gode di ampio consenso in diverse zone del Paese. Le trattative di pace inizieranno il 27 ottobre a Quito, in Ecuador. Ma anche in questo caso non mancano le difficoltà. Pablo Beltran, capo della delegazione dell’Eln, ha già fatto sapere che i miliziani non accetteranno un “processo di pace clandestino” ma vogliono un ampio coinvolgimento popolare. Resta da vedere come il no all’accordo con le Farc (i cui rapporti con l’Eln peraltro sono pessimi) influirà su un processo di pace dalle caratteristiche completamente diverse.
di Andrea Acali


Smart City – Un futuro per Roma

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Nell’ambito del ciclo di incontri “Dieci sfide della società contemporanea” si è svolto a Roma all’Auditorium della Cappella Musicale Pontificia“Sistina” il giovedì 20 ottobre 2016 l’incontro Smart City – Un futuro per Roma tra Sharing Economy, innovazione e sostenibilità sociale.  Registrazione dell’incontro
I temi in discussione sono stati: i nuovi modelli di business da studiare, anche come creatori di valori sociali oltre che di profittabilità, con particolare interesse ai benefici per i consumatori; il ruolo delle istituzioni nel sostenere e disciplinare l’economia condivisa.
L’incontro è stato organizzato dall’Arss e dall’associazione Elpis.

 Programma dell’incontro
Saluti
Ore 18:00       Padre Giovanni La Manna S.J., Presidente associazione Elpis
Ore 18:15       Dott. Carlo Messina, Presidente Associazione Romana Studi e Solidarietà
Relatori
Ore 18:30       Prof. Leonardo Becchetti, Professore ordinario di Economia Politica, Università di Roma “Tor Vergata”
Ore 19:15       Dott. Stefano Serafini, Società Internazionale di Biourbanismo – Segretario e Direttore della Ricerca
Modera l’incontro      Dott. Ivano Maiorella, Direttore del “Giornale Radio Sociale”

La crisi educativa e il ruolo della famiglia

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Lo scorso 9 aprile si è svolta presso il duomo di Albano Laziale una conferenza organizzata dall’Arss, a cura dell’ing. Massimo Caporuscio, membro del Comitato esecutivo di Arss, intitolata “La crisi educativa e il ruolo della famiglia”.
Di seguito pubblichiamo la scaletta utilizzata dall’ing. Caporuscio, con i temi più importanti da lui trattati.

È uscita ieri l’esortazione apostolica a conclusione del Sinodo sulla Famiglia “AmorisLaetitia” il cui cap.7 verte sull’educazione dei figli.
Difficoltà attuali nell’educazione dei figli:
-  Ci sono molte agenzie educative: mass media, scuola, coetanei, famiglia…
-  Ci sono più famiglie ferite e questo determina elementi di complessità
-  È meno diffusa l’idea dell’insegnamento come vocazione, più diffusa quella dell’insegnamento come mestiere
-  Per i ragazzi le amicizie sono più difficili, più virtuali che reali e quindi più superficiali
-  Sono aumentati i ritmi di lavoro e lo stress per cui in famiglia i momenti di condivisione sono più difficili
-  Problema più nascosto è quello della colonizzazione ideologica che parte dai bambini in quanto più plasmabili.
Le difficoltà elencate causano nei genitori paura, senso di inadeguatezza, autoesilio (Papa), sensi di colpa e quindi atteggiamento iperprotettivo verso i figli, ecc..
La domanda principale da cui partire è: quali valori vogliamo trasmettere ai nostri figli? Trasmettere non vuol dire imporre ma aiutare il figlio a prenderne coscienza. Papa Francesco ci dice che il genitore comunque sia trasmette valori, che lo voglia o meno, che sia consapevole o meno, quindi conviene che rifletta e assuma la propria missione in modo cosciente, entusiasta, amorevole, appropriato. I genitori devono sapere chi si occupa di dare divertimento e intrattenimento ai propri figli; è importante sapere dove si trovano i nostri figli, non con un’ossessione diseducativa ma in senso esistenziale: quali desideri hanno, quali obiettivi, quali valori… (“sapete dove si trova l’anima dei vostri figli?”).
Ci sono correnti pedagogiche libertarie secondo le quali educare è togliere libertà: è vero l’esatto contrario, educare significa rendere liberi.
Alcuni elementi educativi fondamentali:
◦    Senso del limite. A volte si mette il figlio al centro dell’universo: gli si permette tutto in nome della libertà privandolo così del senso del limite e togliendogli in questo modo interesse alla vita stessa. Il limite permette ai figli di avere desideri e obiettivi. Ruolo del genitore e in particolare del padre è assegnare i limiti alla vita del figlio per orientarlo al bene, per aiutarlo ad aspirare a qualcosa di più alto; il limite va collegato al desiderio, il no deve spingere più in alto il desiderio del figlio. I genitori temono che i limiti tolgano loro l’affetto dei figli mentre questi ultimi riconoscono benissimo l’affetto e la stima espressi anche dalla definizione dei limiti.
Per educare bene i figli ci vogliono entrambe le figure della madre e del padre, uguali per dignità ma con ruoli diversi e insostituibili.
◦    Esperienza dell’insuccesso. Nei genitori si riscontra oggi in particolare un’ansia da prestazione riguardo i figli che entra in conflitto con le loro possibili e normali sconfitte. Si vuole prevenire qualunque dispiacere del figlio ma questo non aiuta la sua crescita, è invece importante lasciare che i figli sperimentino l’insuccesso.
◦    Coerenza: non servono tanto  maestri quanto  testimoni.
Altri due elementi: la punizione è importante per far sperimentare ai figli le conseguenze delle loro azioni, bisogna insegnare a chiedere scusa. La correzione deve essere seria ma non mortificante per il figlio, non deve costituire uno sfogo di rabbia da parte del genitore ma deve stimolare il figlio a fare meglio. E’ molto importante educare alle virtù cioè insegnare le buone abitudini: allenare i figli a fare spontaneamente la scelta giusta, farli crescere nella capacità di compiere atti liberi cioè atti indirizzati al bene.