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Laboratori

La collezione primavera-estate per i manager



Ecco il programma degli incontri di Servant Management per il periodo primavera-estate 2018

Martedì 8 maggio 2018 ore 19.30
Transumanesimo, Superuomo e Postumano: aspetti tecnologici, culturali e bioetici
dott. Enrico Martines – Direttore Formazione, Sviluppo e Innovazione Sociale at Hewlett Packard Enterprise
c/o Mostra Klimt Experience – Piazza di S. Giovanni in Laterano 74 – 00184 Roma
modera dott. Fabrizio Famà

Martedì 5 giugno 2018 ore 19.30
L’intelligenza artificiale è la formula per un mondo eticamente perfetto?
ing. Carlo Messina – General Manager Academy at IG SpA
c/o HPE – via Achille Campanile 85 – 00143 Roma
modera dott. Stefano Scravaglieri

Martedì 17 luglio 2018 ore 19.30
Le persone e il contesto Industry 4.0
dott. Massimo Salza – Employer and Union Relations at CapGemini
NH Collection Vittorio Veneto – Corso d’Italia 1 – 00198 Roma
modera ing. Roberto Apollonio

World Youth Day shows ‘dreams can become reality’

Argomenti:

The Archbishop of Panama José Domingo Ulloa Mendieta gave responsibility and power back to young people around the world, declaring that “the youth are the present, not just the future.” The Archbishop spoke these emboldening words at the Friday forum hosted by Mediatrends, during a discussion titled “Why is World Youth Day in Panama important in relation to Central America?”

World Youth Day (WYD), to take place 22nd-27th January 2019 in Panama, is a celebration organised by the Catholic church, intended to unite young people, facilitating interactions between the youth of different countries and backgrounds. It provides an opportunity to share experiences of the Christian faith and aims to inspire hope and optimism for the future.

Ambassador Miroslava Rosas Vargas gave the context behind the organisation of WYD, touching upon the key problems experienced by society, such as drug trafficking and extreme poverty, and consequently emphasising the importance of events such as World Youth Day, as a way of uniting young people and giving them hope and a voice.

WYD intends to “revitalise young people and the church,” by encouraging young people in their lives and in their relationships with one-another, and offering both “material and spiritual support.”

Although organised by the Catholic church, Rosas Vargas stressed that all young people are welcome at WYD, regardless of religion, race or social class, and that the only requirement is an “interest in the celebration” and a desire to participate.

Rosas Vargas described it as a “collaboration,” in which young people come together, embracing a “multi-ethnic and multi-cultural attitude” towards one another and to celebrate and learn about different countries and cultures. There is also the opportunity for young people attending to stay in homes of Panama families, providing further occasions in which to facilitate meetings between different people.

Given the widespread suffering in the world, Archbishop Ulloa articulated the need to achieve world-wide transformation, arguing that this change has to be carried out by the youth, saying that “in unity, there is strength and potential”.

Archbishop Ulloa expressed that, regrettably, being young in this age unavoidably means being exposed to many negative things, and the only way in which productive help and support can really be offered to young people is “to give them opportunities” and to help them “realise their potential.” Archbishop Ulloa said, “to be young is to be a dreamer,” and events such as World Youth Day help to show that “their dreams can become a reality.”

When posed the question “in this instance, why has God chosen to work through Central America?”, Archbishop Ulloaresponded that despite it being a comparatively small region, “God works through the small things.” The Archbishop also expressed his confidence in the initiative saying that when something is in accordance with “the will of God”, God gives us the “strength” to see it through.

La legge sul Testamento biologico

Argomenti:

Venerdì 23 febbraio 2018 si è svolto l’ultimo incontro del Forum Pensiero e Società con la Prof.ssa Giovanna Razzano, per parlare della Legge sul Testamento biologico, approvata al Senato il 14 dicembre 2017, ed entrata in vigore il 31 gennaio 2018.

 

Giovanna Razzano è professore aggregato di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma, dove insegna nel corso di laurea in Studi europei.
Docente nei Master di cure palliative della Facoltà di Medicina e Chirurgia A. Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Campus BioMedico di Roma. Interessata, fra l’altro, di diritti inviolabili, della Corte costituzionale, di referendum, di fonti del diritto, di principio di sussidiarietà, di diritti sociali, di amministrazione dell’emergenza, di questioni bioetiche di inizio e fine vita. L’ultimo libro, intitolato Dignità nel morire, eutanasia e cure palliative nella prospettiva costituzionale, Giappichelli, Torino, 2014 è stato presentato nella Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza il 18 maggio 2015 dal Rettore Eugenio Gaudio, dal Prof. Renato Balduzzi, già Ministro della Salute e dall’allora Presidente della Società Italiana di Cure Palliative Dott. Carlo Peruselli.

Dove va l’America Latina nel 2018?



All´apparenza quanto accade in America Latina potrebbe sembrare una realtà lontana. Il 2018, però, in particolare per l´America Centromeridionale, è un anno particolare: in sei Paesi circa 350 milioni di elettori sono chiamati alle urne per le elezioni presidenziali e questo, nel mondo della globalizzazione, non potrà non avere i riflessi e importanza negli equilibri geopolitici mondiali, come è emerso da un incontro – promosso a Roma dall´osservatorio Mediatrends America – al quale hanno partecipato il prof. Federico Argentieri, direttore del Guarini Institute for Public Affairs della John Cabot University; il giornalista Roberto Da Rin, inviato permanente in America latina del quotidiano “Il Sole 24 Ore”; Gianni La Bella, portavoce della Comunità di S. Egidio per l´America Latina ed alcuni diplomatici latinoamericani.
Costa Rica, Colombia, Paraguay, Messico, Brasile e Venezuela, in ordine cronologico, sono i sei Paesi dove si voterà. In Costa Rica si è già tenuto il primo turno e il ballottaggio è previsto per il primo aprile. Un caso interessante, perché si tratta di una delle democrazie più forti e stabili dell´area (tra l´altro senza forze armate). E già al primo turno non sono mancate le sorprese: in testa, infatti, è finito un outsider, Fabricio Alvarado, un evangelico conservatore, che al ballottaggio sfiderà l´ex ministro del Lavoro Carlos Alvarado Quesada, del Partito Azione Cittadina, attualmente al governo. Al centro della campagna elettorale i matrimoni gay, dopo che a gennaio la Corte Interamericana dei diritti umani aveva emesso una sentenza, su richiesta del Governo, con cui affermava che il Costa Rica deve garantire le nozze omosessuali e pari diritti ai contraenti. Una decisione, questa, alla quale sono contrari due terzi degli elettori, che hanno così premiato Fabricio Alvarado, che su questo tema è andato controcorrente.
Sul voto hanno però influito anche altri fattori, analizzati nel corso del dibattito da Cristina Eguizábal Mendoza, ambasciatrice del Costa Rica in Italia. “Prima di tutto”, ha affermato, “c´è anche da noi la crisi dei partiti politici tradizionali, causata anche dalla corruzione, partiti che non sono più reti sociali aggreganti. Il secondo aspetto è che i partiti non erano preparati ad un ruolo politico attivo della classe media. Infine, c´è il ´canto della sirena´ dei populismi di destra e di sinistra e, particolarmente in Costa Rica, è forte il populismo evangelico che ha cavalcato l´imposizione della legalizzazione delle nozze gay”.

I fattori in gioco
Al di là di come finiranno le elezioni in Costa Rica, una “lettura unificante è difficile”, secondo il prof. La Bella, docente di Storia Contemporanea all´Università di Modena e Reggio Emilia, per il quale “non corrisponde più alla realtà l´antica ´teoria del pendolo´ secondo la quale in America Latina è finita la fase del socialismo rosa ed è cominciata quella della destra al potere, come dimostrerebbero le recenti elezioni in Cile e Argentina. “Questo”, ha affermato, “è un approccio europeo alla realtà sudamericana, ma ci sono chiavi interpretative nuove e trasformazioni profonde e complesse”.
Tra questi, per La Bella, “l´avvento di Trump, che ha innescato una nuova ondata di antiamericanismo, soprattutto dopo gli insulti ai popoli straccioni; la questione legata alla fine dell´eldorado delle materie prime, con il macigno di un debito pubblico crescente; un passaggio egemonico dalla predominanza nell´area di stampo anglosassone a quella di russi e cinesi; la crisi dell´integrazione, che vede i singoli Paesi latinoamericani sempre più soli nonostante il proliferare di sigle e unioni; infine, il ruolo della Chiesa: l´America Latina non è più l´Occidente estremo ma non è più nemmeno il continente cattolico”.

Lo scenario
Riferendosi ai singoli Paesi, La Bella ha sottolineato come il Brasile si trovi in una fase “di eterna transizione, con una paura del futuro e un drammatico scollamento tra la politica e l´elettorato” e per questo le elezioni si trasformeranno in un referendum pro o contro Lula, che riscuote ancora un consenso impressionante nonostante una fortissima voglia di cambiamento.
In Messico ci sono i problemi storici della criminalità e del narcotraffico, “una violenza che non risparmia preti, giornalisti e sindaci”. Qui la sfida sarà tra il presidente uscente Peña Nieto, Obrador, in vantaggio nei sondaggi, e Anaya Cortes. Il tutto “in piena trattativa per la rinegoziazione del Nafta e con il tema della legalità” sullo sfondo.
In Colombia “la pace avanza ma la violenza resta”, questa la sintesi del portavoce della Comunità di Sant´Egidio, secondo il quale “il negoziato si è di fatto impantanato nella sua realizzazione pratica. Il negoziato con l´Eln è sospeso, anche perché questo non ha voglia di firmare la pace ed è eterodiretto dal Venezuela. La pace a questo punto non è l´oggetto principale della campagna elettorale: c´è voglia di voltare pagina e rimettere le cose a posto”.
Infine, il Venezuela per il quale La Bella ha evidenziato “l´insensatezza della comunità occidentale nel lasciare alla deriva un Paese che rischia di destabilizzare un´area immensa”.

Maduro resta saldo (per ora)
Sul Venezuela, dove si dovrebbe votare a fine anno (ma visti i precedenti il condizionale è d´obbligo) si è soffermato Da Rin. “Gli analisti prevedono un aumento del prezzo del petrolio e se toccherà gli 80 dollari al barile potrebbe risolvere molti dei problemi di Maduro e farlo andare avanti nella sua linea intransigente di assenza di dialogo”. Ma non è l´unico elemento a favore del dittatore chavista: “Da una parte c´è un´opposizione poco coesa, dall´altro il sostegno di Russia e Cina: negli ultimi 10 anni il flusso di aiuti e investimenti cinesi è stato enorme e questo dà forza a Maduro e riduce lo spazio democratico”.
Eppure il Paese chiede cambiamenti: con l´inflazione che oscilla tra l´800 e il 1200% spesso l´unico mezzo di sostentamento è il “carnet della patria”, una sorta di tessera annonaria con cui acquistare il cibo che ha “cubanizzato” il Venezuela ma divide ancora di più perché non tutti ce l´hanno. Sul Messico Da Rin ha sottolineato che sta accadendo una replica delle elezioni americane con un “condizionamento da parte della Russia, con lo stesso sistema di hackeraggio. Il petrolio è al centro degli interessi”.

Il ruolo degli Stati Uniti
Infine, uno degli aspetti su cui si è soffermato il prof. Argentieri è il ruolo degli Stati Uniti: “Dopo la dottrina Monroe” dell´Ottocento e quella “di Roosevelt” all´inizio del Novecento, “il terzo evento che ha caratterizzato la politica americana è stata la costituzione dell´OEA, una sorta di NATO delle Americhe” nella quale la supremazia degli USA era netta. Con lo storico viaggio a Cuba, Paese elevato al rango di “normale interlocutore, sulla base di comprensione e rispetto. Era la fine dell´arroganza” – Obama ha messo fine a questa filosofia e a questa prassi”.
Ora, con Raul Castro che ha già annunciato l´intenzione di cedere il passo (il 19 aprile), secondo Argentieri “non sembra esserci un Gorbaciov cubano all´orizzonte. Il clima con Trump non è favorevole ma anche all´epoca di Gorbaciov c´era Reagan e il clima non era positivo. In ogni casoTrump è una grande disgrazia per l´America Latina”, ha concluso l´esperto.

Carlo Rebecchi , Il Giornale Diplomatico.

 

Quando il manager non ha tempo

Argomenti:

Il laboratorio Servant management organizza martedì 13 febbraio 2018, alle ore 19.30, un nuovo incontro a cura del dott. Fabrizio Famà – HR and Corporate Affairs at LFoundry sul tema della gestione del tempo.

“Non ho tempo!” È la motivazione con cui si evitano i momenti di feedback one to one con i propri collaboratori, si evita di rispondere ai fornitori o ai candidati, ci si dimentica degli impegni familiari e sociali. Un manager non dovrebbe distinguersi per ordine e generosità?

L’incontro, moderato dall’ing. Roberto Apollonio, è in programma presso la Sidief SpA – via degli Scialoja 20, Roma

Trasparenza e pluralismo nell’informazione in Italia



Giovedì 30 novembre 2017, nell’ambito del ForumPersona e società, si è svolto un incontro con il senatore Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato della Repubblica, per parlare del tema “Diritto e comunicazione. Trasparenza e garanzia di pluralismo nell’informazione in Italia”

Come armonizzare le visioni di lungo e breve periodo?



Martedì 7 novembre 2017 si è svolto un nuovo incontro del ciclo Servant management  con una riflessione del dott. Andrea Pezzi – Direttore Innovation & New Business Solutions at UnipolSai Assicurazioni SpA sul tema “È possibile trovare il giusto trade off tra la visione di lungo periodo e le visioni di breve imposte dagli stakeholder? Come?” Moderatore è stato il dott. Massimo Salza.

Andrea inizia mettendo sul piatto alcune parole chiave: Responsabilità, Cultura, Fatica, Business, Valutazione, evidenziando subito che l’Equilibrio nella visione è un vero trade off tra numerosi aspetti della vita professionale e di quella privata.
È necessario infatti bilanciare bene le scelte in base alla fase di vita personale e professionale che stiamo vivendo e al momento storico in cui la nostra azienda si trova, e mixare il numero di iniziative o progetti facendoli ricadere in modo “equilibrato” in entrambe le casistiche, mettendo la propria visione personale nel linguaggio dei risultati, che è quello che parla il business.
È innegabile che perseguire obiettivi di breve periodo permette di dare subito agli stakeholder evidenza dei risultati raggiunti, ma dall’altra parte è lecito chiedersi che tipo di obiettivi si stiano raggiungendo in poco tempo. È allo stesso tempo innegabile che lavorare su obiettivi di lungo periodo dia la possibilità di pianificare risultati di un certo livello, ma impone di chiedersi come rendere sostenibile il lavoro dal punto di vista economico e non solo.
Oggi è sempre più difficile darsi obiettivi a medio termine e ancor più complicato pianificare i risultati nel lungo periodo con una visione che vada oltre i 3 anni.
Certamente le cause sono sia la trasformazione dei contesti economici, l’instabilità dei mercati e la velocità con cui si modificano, anche radicalmente, gli scenari; sia la difficoltà a gestire le resistenze di chi vorrebbe risultati immediati, come coloro che vorrebbero subito veder realizzati i frutti dei propri investimenti o del proprio lavoro, o di coloro che non hanno una naturale predisposizione al cambiamento e fanno resistenza (con quest’ultimi, spesso, l’unica soluzione è “lo strappo” con cui trascinarli e sperare che possano capire l’utilità del cambiamento vivendolo). Sono dinamiche difficili da gestire e che richiedono molta forza interiore per viverle.
La cosa importante è essere sempre in movimento, essere una fucina di idee e progetti; la velocità del movimento dipenderà – anche – dalla velocità delle persone che ti circondano, in particolare di quelle che sarai riuscito a coinvolgere.
Strategia e tattica, breve e lungo periodo, sono due binomi che portano intrinsecamente con sé tanti benefici quanti punti di allerta. Andrea racconta di aver trovato il suo trade off nel pianificare traguardi importanti (lungo periodo) disegnando allo stesso tempo tutti i piccoli passi (breve periodo) da compiere per raggiungere il traguardo; dal suo racconto traspira una certa preferenza per il lavoro a lungo termine poiché questo impone di riflettere sul perché delle cose e di ricercare il confronto con gli altri (colleghi, amici, capi, collaboratori).
Dalla discussione emerge la definizione di equilibrio come uno “stato di benessere precario”, ed è bella perché ci fa riflettere proprio sul movimento, sulla necessità di non accontentarsi mai e di avere, sempre, la mente puntata a cosa succederà nel futuro, sia che si tratti di futuro a breve che a lungo termine. Così come l’assertività non è una via di mezzo tra remissione e aggressività, bensì una sintesi superiore, così l’equilibrio tra le due visioni non è una media di attività a breve e a lunga scadenza, ma un tipo di approccio, un modo diverso di vedere le cose e di lavorare per vederle realizzate.
È bella e significativa la battuta finale di Andrea che, quando gli viene chiesto se si senta meglio nell’attuale ruolo di Direttore Innovazione o nel precedente di Direttore Commerciale, risponde senza esitare che preferisce la posizione attuale. Poi fa una pausa e riprende dicendo che avrebbe risposto che si sentiva più a suo agio come Direttore Commerciale, se la domanda gli fosse stata posta quando ricopriva quel ruolo.
Questo perché è fermamente convinto che ognuno debba essere concentrato sul presente, senza perdere tempo nel guardarsi indietro, e che se si accetta una nuova sfida lo si deve fare in modo consapevole e ci si impegna fino in fondo nel portarla avanti con la giusta automotivazione.
Far-accadere-le-cose: che sia di breve o di lungo periodo, il nostro scopo deve essere sempre quello di portare le cose al compimento nel modo migliore che possiamo in quel momento, di dare concretezza alle buone idee, alternando azioni immediate a momenti di attesa e pianificazione più intensa.
Il manager in grado di trovare il giusto trade off tra breve e lungo periodo, di coniugare l’ossessione dei risultati con l’etica del modo di raggiungerli è colui che ha ordine nelle idee e nell’agenda e capacità di pensiero strategico e tattico ma allo stesso tempo è colui che lavora per lasciare il mondo migliore di come lo ha trovato, trattando gli altri nel modo in cui vorrebbe che fossero trattati i suoi figli.
Un manager così è colui che riduce le distanze tra sé e i propri collaboratori perché sa che rinunciando a qualcosa oggi otterrà molto di più domani, come insegnano le statistiche sulla produttività del personale negli ambienti di lavoro sani.

Rispetto dei ritmi biologici: mito o realtà?



Venerdì 20 ottobre 2017 si è svolto un incontro del Forum “Pensiero e Società” con Stefano Cianfarani, Presidente Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), per parlare del tema  “Rispetto dei ritmi biologici: mito o realtà?”

Nel 2017 il Premio Nobel per la Medicina è stato assegnato a tre scienziati statunitensi Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young per la scoperta dei meccanismi molecolari che controllano i ritmi circadiani. La motivazione del premio è stata “La vita sulla Terra si è sempre adattata alla rotazione del nostro pianeta. Tutti gli organismi viventi, inclusi gli esseri umani, hanno un orologio biologico interno che li aiuta ad anticipare e adattarsi al ritmo regolare della giornata. Ma come funziona effettivamente questo orologio?”

Quanto vende il marchio “America Latina” nel mondo?



È possibile creare per il Continente latino americano un marchio vendibile in tutto il mondo? A questa impegnativa domanda hanno cercato di dare una risposta Donato Di Santo, Segretario Generale dell’IILA (Istituto Italo Latino Americano con sede a Roma) e Juan De La Torre, CEO della società di comunicazione La Machi, con sede a Roma, Barcellona, Buenos Aires e San Francisco. All’incontro organizzato da MediatrendsAmerica (prestigioso Osservatorio sull’America Latina) e svoltosi nel noto albergo Giustiniano di Roma, hanno partecipato numerosi rappresentanti del mondo diplomatico accreditato in Italia, nonché giornalisti italiani ed esteri. Moderatore è stato il giornalista peruviano Roberto Montoya.

Il Segretario Generale dell’IIlA Di Donato ha iniziato il suo intervento ricordando che l’Istituto sta festeggiando il suo cinquantesimo compleanno. Fortemente voluto a suo tempo da Amintore Fanfani, questo organismo non ha uguali nel mondo. Col tempo è diventato un preciso punto di riferimento per tutti i Paesi Latino Americani presenti in Italia ma anche un ponte per gli italiani interessati a visitare, vivere o investire nel subcontinente americano.

Si tratta, secondo Di Donato, di valorizzare due concetti: la pace e la stabilità. Premesse indispensabili per rafforzare ulteriormente i rapporti con un Continente che in passato ha ospitato milioni di italiani. Di Donato ha poi ricordato una serie di iniziative avviate dell’Istituto che ha acquisto anche lo status di osservatore presso le Nazioni Unite.

Uno dei cavalli di battaglia dell’IILA sarà comunque quello di favorire la collaborazione tra le piccole e medie imprese italiane e le omologhe latino americane. Ciò potrebbe comportare, tra l’altro, la possibilità per i giovani italiani di fare degli stage presso aziende dislocate nell’America Latina, e per i giovani di quel Continente di effettuare una esperienza in Italia.

Il responsabile della società La Machi, Juan della Torre, ha messo in rilievo l’importanza di presentare l’America Latina con un’immagine forte. Da una veloce raccolta di pareri tra le persone intervenute all’incontro è emerso che l’America Latina evoca soprattutto colore, gioventù, allegria, integrazione sociale e razziale. L’aspetto più negativo è rappresentato dalla sicurezza. “Ed è su questo aspetto preciso”, ha sottolianto De La Torre, “che i Governi Latino Americani debbono fare molto e comunicare meglio”.

In chiusura dell’incontro il moderatore Montoya a ricordato che MediatrendsAmerica è intenzionata ad allargare la sua attività di ricerca anche gli Stati Uniti e al Canada. Ma sul prossimo appuntamento ha mantenuto il più assoluto Top Secret.

Come preparare il proprio successore



Martedì 10 ottobre 2017, Alessandro Bernardini – Direttore HR at Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ha guidato  la riflessione sul tema del successore.
La domanda chiave è: come formare in modo «robusto» i propri collaboratori per poi selezionare il potenziale proprio successore?
Bernardini organizza il suo speech con un approccio multifocale: da una parte riporta le caratteristiche che i collaboratori si aspettano dal proprio capo in ottica di sviluppo, dall’altra le sue personali esperienze con i suoi capi e per finire la sua visione e il suo approccio alla crescita delle persone.
Rispetto al primo punto, le caratteristiche individuate afferiscono a 3 insiemi: quello della comunicazione, quello del metodo, cioè della relazione, e in ultimo quello dei valori.


COMUNICAZIONE 
• Parlare CON le persone e non delle persone
• Saper riconoscere i propri ERRORI
• COMUNICAZIONE EFFICACE E CHIARA, sempre, soprattutto nei momenti difficili; dare sempre FEEDBACK, perché aiutano a crescere

METODO
• Boss vs. Leader: imposizione vs. condivisione
• Valorizzazione delle ATTITUDINI INDIVIDUALI: il capo deve saper capire in cosa eccelle un proprio collaboratore
• Far leva su TUTTO IL TEAM e non su pochi
• Trasferimento delle proprie competenze

VALORI
• ETICITÀ ed equità
• Intelligenza socio organizzativa: saper contestualizzare i problemi
• ENTUSIASMO, creatività e innovazione
• AUTOREVOLEZZA e determinazione nelle decisioni

Quello delineato nella tabella è senza dubbio l’identikit del Servant Leader e ciò è confermato, in senso opposto, dalla descrizione che Bernardini fa della sua esperienza con i propri capi: far pesare il proprio ruolo, uso distorto del conflitto organizzativo, personalizzazione dei risultati, sono solo alcune delle caratteristiche di una tipologia di capo che, lungi dall’essere “servant”, corrisponde più ad un modello antico di leader che mette il proprio successo davanti a tutto.
Parlando infine della propria visione e del proprio approccio alla crescita delle persone, tassello essenziale per l’individuazione e la scelta del proprio successore, Alessandro aggiunge altri elementi al profilo già ben delineato di servant leader:
• Mettere la Persona prima del collaboratore
• Nutrire passione ed entusiasmo per la sperimentazione e l’innovazione
• Prendersi qualche rischio accettando una certa Informalità nella relazione, andando anche un po’ al di là del ruolo
• Delegare ma definire per bene le aspettative
• Far esercitare i propri collaboratori a coltivare l’idea di Auto-sviluppo e non attendere solo che l’azienda ti metta davanti questa o quella opportunità
• Definire bene gli obiettivi e fornire feedback per lavorare in modo congiunto sulle aree di miglioramento
• Trasferire competenze e metodo di lavoro
• Riconoscere i propri errori e non alimentare la cultura della colpa.

Nonostante si riesca a scrivere la ricetta con gli ingredienti giusti per far crescere le persone, scegliere il proprio successore non è affare da poco, e la possibilità di farlo davvero dipende da molti fattori come ad esempio la cultura aziendale o il grado di rigidità dell’organizzazione. Nel rugby il capitano è scelto dallo
spogliatoio, che individua colui che inequivocabilmente è il suo leader… potrebbe essere uno spunto per i nostri team?
Sarebbe bello, ma allo stesso tempo non possiamo omettere, data l’onestà insita nei nostri dibattiti, che a volte il tema “successore” è visto come un problema perché vuol dire che dobbiamo fare un passo indietro per lasciare spazio a quel certo collaboratore è diventato più bravo di noi.

Siamo pronti a farlo?
Ancora una volta, il tutto dipende da come abbiamo inteso il nostro lavoro, da quale “missione” guida il nostro operato e da quanto abbiamo capito che, in effetti, un buon manager è colui che ha preparato un ottimo successore.