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Mediatrends

Il futuro economico dell’America Latina nell’attuale crisi mondiale



Quello di Mediatrends America è una conferenza stampa telematica tra gli ambasciatori in Italia e i giornalisti. per discutere “il futuro economico dell’America Latina nell’attuale crisi globale”.

Secondo un rapporto della Banca Mondiale: “La regione dell’America Latina e dei Caraibi (ALC) sta subendo un forte calo della crescita a causa della crisi della Covid-19, che richiederà molteplici risposte di politica pubblica per sostenere i più vulnerabili, evitare una crisi finanziaria e proteggere i posti di lavoro”. Si afferma inoltre che “negli ultimi dodici mesi, una serie di shock ha avuto un impatto sulla crescita economica della regione, a partire dalle tensioni sociali, il crollo dei prezzi internazionali del petrolio e ora la crisi del coronavirus. Di conseguenza, la crescita ne risente.

La conferenza stampa è stata riportata dall’ambasciatore costaricano in Italia, Ronald Flores Vega, che ha affermato che il suo Paese, pur essendo povero, “sta affrontando la pandemia del coronavirus con risultati positivi, finora i decessi sono stati limitati a dieci: sei uomini e quattro donne. Ciò è dovuto all’azione congiunta delle “varie forze del paese che hanno risposto bene agli orientamenti politici”.

Il fatto che questo Paese non abbia un esercito ha permesso a questo risparmio di rafforzare “il sistema sanitario e scolastico” per anni. Infatti, ha detto che il Costa Rica “destina circa l’8 per cento del prodotto interno lordo all’istruzione” e che non si limita a “preparare le persone al mercato del lavoro, ma a dare loro un’istruzione completa”. Si tratta di un dato molto importante se si considera che in Europa la spesa media per l’istruzione è inferiore al 5%, secondo i dati ufficiali.

Domande dei giornalisti
Sergio Mora ha parlato del lavoro dei media in America Latina per affrontare la questione del coronavirus, il giornalista ha detto che nella redazione delle statistiche, come i governi dei loro paesi hanno dato loro, hanno coperto la crisi, cercando di dare informazioni oggettive.
Il giornalista Jorge Piña, quando parlava della situazione nel suo Paese, e di come è stata affrontata, secondo i suoi criteri, c’è stata una serie di “errori che hanno reso la situazione nel Paese ancora peggiore”.
La giornalista peruviana Isabel Recavarren ha detto che la crisi in Perù si è aggravata soprattutto perché il governo non si è consultato con la Chiesa e l’esercito quando ha cercato di gestire la situazione. Considerando che hanno un’importante influenza territoriale.

Honduras
Ieri è stato pubblicato a Tegucigalpa uno studio, presentato dal Forum sociale honduregno sul debito estero (Fosdeh, privato), che afferma che per uscire dalla grave situazione economica il Paese deve “riorientare” le sue politiche pubbliche sulla crescita, apportare cambiamenti alla sua struttura produttiva e “de-strutturare” la corruzione per far posto a un “nuovo ordine sociale”.
Lo studio intitolato “An Effective and Socially Inclusive Response to the COVID-19 Pandemic in Honduras: Integral Transformation that allows for a New Social Order” (Una risposta efficace e socialmente inclusiva alla pandemia COVID-19 in Honduras: una trasformazione integrale che permette un nuovo ordine sociale) afferma che il rallentamento economico e commerciale globale comporterà “grandi difficoltà nel collocare le materie prime nei mercati tradizionali”. E sarà urgente “la generalizzazione della fame e della scarsità di beni di prima necessità per il 70% della popolazione povera e impoverita”, per cui potrebbero esserci “epidemie sociali più frequenti” con l’avanzare dell’immobilizzazione sociale e individuale. È quindi urgente, ha detto il Fosdeh, organizzare un “pacchetto di misure di crescita interna che garantisca un nuovo modello di redistribuzione del reddito.

Nicaragua
La situazione della pandemia COVID-19 in Nicaragua, secondo l’Osservatorio indipendente dei cittadini, che gode di maggiore prestigio rispetto al Ministero della Salute, afferma che 2.687 persone nel Paese sono state infettate e 598 sono morte. Secondo i dati di diverse agenzie, il governo Ortega “non ha posto restrizioni per fermare la diffusione del coronavirus”. A malapena attua misure preventive, promuove l’affollamento e poi manda le persone a fare visite a domicilio.
Secondo le agenzie, gli ospedali non sono in grado di far fronte al gran numero di malati e il numero dei morti aumenta di giorno in giorno. Ma il governo non riporta il numero di persone infettate o uccise giorno per giorno, ma piuttosto settimana per settimana.

El Salvador
È stato il primo paese dell’America Latina ad adottare misure restrittive per fermare la diffusione della malattia, dall’11 marzo. Secondo le disposizioni governative, la popolazione e i residenti stranieri sono stati sottoposti a una quarantena di 30 giorni in alberghi allestiti per questa operazione. Tuttavia, il coronavirus è arrivato anche in El Salvador una settimana dopo. Da ieri, ci sono 83 casi e sei morti.

Il patrimonio storico e artistico dell’America Latina



Obiettivo dell’incontro è quello di discutere le sfide presenti in America Latina per preservare e valorizzare dal punto di vista religioso, turistico, culturale ed economico i tesori artistici della Chiesa Cattolica nel continente.

Relatore è Carlos Alberto de Pinho Moreira Azevedo, Delegato del Pontificio Consiglio della Cultura.

La colazione di lavoro è in programma martedì 12 novembre 2019, alle ore 10:00 presso la sede della Fondazione di Promozione Sociale, in Palazzo San Calisto, Piazza San Calisto 16, Roma.

Le nuove generazioni dell’America Latina



Qual è il profilo delle nuove generazioni di latinoamericani, e quali le sfide della partecipazione civica e dell’educazione?

Sono i temi sui quali verterà l’incontro con la dott.ssa Ana María de León de AlbaPresidente del IILA e ambasciatrice della Repubblica di Panama in Italia

L’appuntamento con l’ambasciatrice di Panama è per il 2 luglio 2019, alle 9.30, presso l’Hotel NHGiustiniano, Via Virgilio 1, Roma. 

La diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo



Mediatrends America – Europe, osservatorio indipendente che studia le tendenze dell’informazione internazionale, si è riunito il 21 maggio 2019 all’Hotel NH Giustiniano, dove l’ambasciatore dell’Ecuador in Italia, Nelson Robelly Lozada, ha parlato della giornata istituita dall’UNESCO in occasione della Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo.

Secondo l’Unesco, l’equo scambio e il dialogo tra civiltà, culture e popoli, basato sulla comprensione e sul rispetto reciproci e sull’eguale dignità delle culture, sono la condizione sine qua non per costruire la coesione sociale, la riconciliazione tra i popoli e la pace tra le nazioni.

In particolare, secondo l’organizzazione, si tratta, nel quadro di questo dialogo interculturale, che comprende il dialogo interreligioso, di dare priorità a tutta una serie di buone pratiche che favoriscono il pluralismo culturale a livello locale, nazionale e regionale, oltre alle iniziative regionali o subregionali volte a scoraggiare tutte le manifestazioni di estremismo e fanatismo e a mettere in evidenza i valori e i principi che portano al ravvicinamento.

Cultura e sviluppo

Per l’Unesco, porre la cultura al centro dello sviluppo è un investimento essenziale per il futuro del mondo e la condizione per il successo di una globalizzazione ben compresa che tiene conto dei princípi della diversità culturale. Lo sviluppo in quanto tale è inseparabile dalla cultura. La sfida consiste nel convincere i responsabili politici e gli attori sociali locali ad integrare i principi della diversità culturale e i valori del pluralismo culturale in tutte le politiche, i meccanismi e le pratiche pubbliche, in particolare attraverso partenariati pubblico-privato.

L’obiettivo è, da un lato, integrare la cultura in tutte le politiche di sviluppo, che si tratti di istruzione, scienza, comunicazione, salute, ambiente o turismo, e, dall’altro, sostenere lo sviluppo del settore culturale attraverso le industrie creative: la cultura, contribuendo alla riduzione della povertà, costituisce quindi uno strumento di coesione sociale.

Tre quarti dei grandi conflitti hanno una dimensione culturale. Superare la divisione tra le culture è urgente e necessario per la pace, la stabilità e lo sviluppo. La cultura, nella sua ricca diversità, ha un valore intrinseco per lo sviluppo, la coesione sociale e la pace.

Secondo l’ambasciatore dell’Ecuador in Italia, Nelson Robelly Lozada, l’uguaglianza di genere può favorire il dialogo e lo sviluppo.

La diversità culturale è una forza motrice dello sviluppo, non solo in termini di crescita economica, ma anche come mezzo per avere una vita intellettuale, emotiva, morale e spirituale più arricchente. Tutto questo è presente nelle sette convenzioni culturali, che forniscono una solida base per la promozione della diversità culturale.

Questa diversità è una componente indispensabile per ridurre la povertà e raggiungere l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, grazie, tra l’altro, al meccanismo normativo, ormai completo, sviluppato in campo culturale.

Patricia Ynestroza-Ciudad del Vaticano

Il Documento sulla fraternità umana



Mercoledì 17 aprile 2019, alle ore 9.30 presso l’Hotel NH Giustiniano a Roma, incontro con Miguel Ángel Ayuso, segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, che parlerà del recente incontro del Papa con il gran imán di Al Azhar, il medico Ahmad Al Tayeb, principale leader accademico dell’Islam sunnita.

Il relatore fornirà alcune chiavi di interpretazione del Documento sulla fraternità umana, la pace e la convivenza comune, firmato dalle due autorità religiose.


America Latina: la presenza dei cristiani nella vita pubblica



“Alla base della fuga di molti cattolici verso altre credenze cristiane che offrono scorciatoie spirituali costituisce un esempio di incoerenza dei cattolici”. A sostenerlo è stato  l’Ambasciatore della Repubblica di Honduras presso la Santa Sede, Carlos Avila Molina, in occasione dell’incontro organizzato dall’Osservatorio Mediatrends-América presso l’hotel NH Giustiniani a Roma. Titolo dell’incontro: “La partecipazione dei cristiani alla vita pubblica in America Latina: gli approcci attuali”. Insieme a vari giornalisti c’èrano anche rappresentanti del corpo diplomatico latino americno accreditato in Italia. A moderare l’incontro è stato il giornalista peruviano Roberto Montoya.

Per l’Ambasciatore, “la partecipazione dei cristiani alla vita pubblica dovrebbe essere sempre un modello di comportamento, sia in ambito privato che nella vita pubblica”. Per Molina è inconcepibile una realtà che vede molti  Presidenti e dei funzionari in America Latina di estrazione ed educazione cattolica non riuscire a combattere o ad evitare la corruzione.

“Dobbiamo assolutamente”, ha proseguito, “rivalutare coloro che ci sono vicini, e per vicini non parliamo semplicemente di chi ci sta accanto, altrimenti dimentichiamo le persone che soffrono ma stanno lontani. Del resto, solo con un simile comportamento possiamo realmente comprendere l’enciclica “Laudato Sii”, basata sulla difesa dell’ambiente e del creato.

L’Ambasciatore ha poi sottolineato che molti pensano che sia solo compito del Papa e dei Vescovi intervenire quando nella realtà tutti fanno ugualmente parte della chiesa e quindi hanno ugualmente la responsabilità di garantire l’onestà e la corretta gestione della cosa pubblica. In conclusione, per Molina, “è necessario evangelizzare con il nostro esempio e con le nostre azioni”, insegnando e dando il buon esempio innanzitutto in famiglia. Sotto questo profilo, Papa Francesco è una vera benedizione, che aiuta, tra l’altro,  a rompere quel muro di paura che a volte impedisce di parlare di Dio”.

Italia e America latina: come va la cooperazione?



Venerdì 8 febbraio 2019, presso l’Hotel NH Giustiniano di via Virgilio, a Roma, si parlerà del tema della cooperazione tra Italia e America Latina, facendo riferimento in particolare a i temi della sicurezza, dell’ambiente, della difesa.

Relatrice la dottoressa Antonella Cavallari, Direttrice per l’America Latina al Ministero Affari Esteri.

Mediatrends Europa lancia allarme per America Centrale



L’America Latina è seriamente minacciata dai cambiamenti climatici e l’area più colpita è l’istmo centroamericano, il “corridoio secco”. Lo ha affermato il direttore della comunicazione della FAO, Enrique Yeves, nel corso di un incontro informale sulla “questione ambientale in America Latina) al quale hanno partecipato anche gli ambasciatori della Colombia, Gloria Isabel Ramírez, e del Costa Rica, Ronald Flores.
Nel corso dell’incontro – organizzato da Mediatrends Europa, un osservatorio alle cui analisi contribuiscono osservatori e giornalisti latinoamericani e europei – Yeves ha affermato che i cambiamenti climatici, con i conflitti interni e la crisi economica, sono uno dei tre fattori cui è dovuta la fame nel mondo: 421 milioni di persone nel mondo, di cui 40 milioni (il 6% della popolazione) nel continente americano.
“E qui”, ha spiegato, “l’area più colpita è l’istmo centroamericano, chiamato ‘corridoio secco’”..
A causa dei cambiamenti climatici, l’America Centrale soffre di un caldo estremo, di siccità prolungate e grandi inondazioni. Due anni fa, ha riferito Yeves, il Salvador ha perso il 90% dei suoi raccolti, in particolare di grano; i contadini migrano sempre più numerosi verso le città, dove i poveri sono già più di due milioni. Il Guatemala ha perso 80mila tonnellate di mais, una perdita di 30 miliardi di dollari.
La Fao ha creato un “fondo verde” per combattere il cambiamento climatico e aiutare economicamente i paesi bisognosi; in questo quadro El Salvador ha ricevuto 230 milioni di dollari.
Anche in Costa Rica è allarme rosso. Le aree a maggior rischio, ha spiegato l’ambasciatore Ronald Flores, sono le montagne, le mangrovie e le barriere coralline così come le foreste costiere dell’ Atlantico e del Pacifico.
Per il Costa Rica l’agricoltura è estremamente importante perché è una delle principali attività del Paese, il riscaldamento comincia ad incidere sulla produttività e sull’ economia, con conseguenze dirette sulla vita di milioni di persone.
Per questo, ha affermato l’ambasciatore, il governo sta preparando azioni preventive per preservare gli ecosistemi.
Anche l’ambasciatore della Colombia, Gloria Isabel Ramírez – la quale ha ricordato che l’America Latina è il “granaio del mondo” – ha illustrato l’impegno del governo del suo Paese in materia di ambiente, in particolare con l’attuazione di una politica dal titolo “Conservare produrre, produrre preservare”.
“Come garantire la produzione senza danneggiare l’ambiente? Con il controllo e l’educazione, con regole da rispettare” ha affermato l’ambasciatore.
Roma, 25 novembre 2018

La questione ambientale in America Latina



L’America Latina è gravemente minacciata dal cambiamento climatico. Le condizioni geografiche e climatiche estreme, combinate con fattori economici e sociali, stanno aumentando l’impatto climatico nella zona.

Sul tema parleranno Gloria Isabel Ramírez Ríos, Ambasciatrice della Colombia in Italia, Enrique Yeves, Direttore della Comunicazione della FAO, e Ronald Flores Vega, Ambasciatore di Costa Rica in Italia

L’appuntamento è per venerdì 23 Novembre 2018, alle ore 9.30 del mattino presso l’Hotel NH Giustiniano, Via Virgilio 1, Roma.

Sinodo dei giovani: sfide ed opportunità



Nell’ambito del Forum sull’America Latina in Italia è in programma a Roma presso l’Hotel NH Giustiniano venerdì 14 settembre 2018 alle ore ore 9:30 della mattina, un incontro sul tema “La gioventù latinoamericana e la Chiesa Cattolica. Sinodo dei giovani tra sfide ed opportunità”.

Relatore: Padre Alexandre Awi Mello, Segretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita.