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Benedetto Ippolito

Il ritorno del sacro

  • 13 febbraio 2018

Un excursus storico, religioso e filosofico sul “Ritorno del Sacro” a cura del professor Benedetto Ippolito, docente di Filosofia Medievale presso l’Università di Roma Tre e organizzato dal Serra International Club di Viterbo nella storica sede Agostiniana del complesso della Santissima Trinità di Viterbo, all’interno della suggestiva Aula del Cenacolo gremita di un pubblico attento e silenzioso.
La figura di Giacomo da Viterbo si colloca perfettamente all’interno del sito scelto per la conferenza dal Presidente del Club Serra di Viterbo avv. Bonotto, poiché è proprio in questa sede che nel 1270 il Beato Viterbese entra a far parte dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino vestendo l’abito in questo convento che era uno dei quattro della provincia romana. La sua opera è considerata uno dei primi trattati di dottrina ecclesiologica e una eredità teologico – spirituale come chiave di lettura del tempo moderno.
Oggi siamo testimoni consapevoli di un cambiamento storico – epocale che ci pone di fronte a un’incursione della dimensione del sacro nella vita pubblica, dimensione dalla quale la cultura illuminista ci aveva allontanato, e che ci obbliga ad affrontare di nuovo quel paradigma distintivo tra le cose di Cesare e le cose di Dio, la dualità contemplata nel “De Civitate Dei” di Sant’Agostino o il modello di unità di Eusebio di Cesarea.
Da un lato quindi il forte laicismo dell’Occidente e dall’altro il fondamentalismo con l’uso strumentale di un sacro politicizzato e normato, un atteggiamento pubblico che l’Islam porta con sé e la riconduzione all’antica tesi teocratica della distinzione tra Chiesa e Stato, religione e politica, orizzonte del sacro e del temporale.
Sulla base della filosofia naturale la società umana è un sistema gerarchico complesso nel quale Giacomo da Viterbo fa interagire gli ordini: l’ordine politico basato sulla creaturalità e l’ordine naturale in cui compaiono la Casa come cellula fondante della società, la Città data dall’insieme delle famiglie che vivono l’agorà, il Regno, ossia l’insieme delle famiglie e delle città unite da tradizioni, costumi e regole. Poi c’è la Chiesa che non è casa, né città, né Regno ma ordine che completa nell’universale perché rappresenta l’estensione di una comunità visibile, invisibile e reale che guarda all’eternità della sua visione.
Un passaggio dal particolare all’universale, dalla natura alla grazia, perché non esiste contraddizione tra la vita sociale e la religione se si integrano attraverso la spiritualità, cioè, quel rapporto intimo che si manifesta all’esterno con le virtù e l’esempio; non esiste fede senza una spiritualità autentica e una fede comune; la persona è materia e spirito con una dilatazione oltre l’ambito del visibile e testimonianza del rapporto con Dio.
Il cristiano è portatore di spiritualità e personalizza la propria fede, personalizza il mondo e quindi lo divinizza, il fondamentalista ha una fede manifesta senza una fede personale.
Nel cambiamento della percezione delle cose, si può avere una relazione interculturale se si ha piena conoscenza della dimensione della propria fede che predispone a comunicare e far vivere la distinzione tra la religione e la politica che invece la chiesa orientale mescola di più.
In questo quadro si evidenzia l’attualità di Giacomo da Viterbo, le due civitates di Sant’Agostino diventano due amores, due regni, uno come carne e l’altro come spirito, uno come superbia e l’altro come umiltà, il regno del mondo e quello di Dio, distinti per ordine e modi, non nella solita contrapposizione del bene e del male ma nella relazione e nel coordinamento tra i due, finalizzati al governo della societas Christiana.
In Giacomo due temi ricorrenti sono la potenza di Cristo e la potenza del suo Vicario verso il quale ha una profonda devozione e un grande rispetto che abbiamo avuto modo di verificare dalla lettura del suo scritto a Bonifacio VIII come presentazione del trattato sul Governo della Chiesa letto dal Professore in conclusione della conferenza.
Il Serra International Club di Viterbo ha creato l’occasione per andare a riscoprire il nostro concittadino beato e lo spunto per riflettere sull’integrazione.
Grazie al Presidente, alla Professoressa Maria Ester Ancarani e a tutti i Soci, ai Padri Agostiniani che hanno accolto con piacere l’iniziativa.
Beatrice Valiserra

 

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